Accendiamo la moneta del Veneto: sovranità economica, basta elemosine

Dal credito d’imposta cedibile alle banche pubbliche regionali: le chiavi per riaccendere l’economia reale e costruire un Veneto davvero autonomo.

Primo punto: guardiamo in faccia il sistema.

Se non analizziamo come funziona davvero l’economia, continueremo a rincorrere emergenze. La crisi non è “sfortuna”: è la somma di meccanismi che da anni drenano risorse dal territorio. La domanda, quindi, non è “chi verrà a salvarci?”, ma cosa facciamo noi, adesso.

Perché una cosa è certa: nessuno verrà a salvarci. O ci mettiamo in moto noi — buona volontà, maniche rimboccate — oppure resteremo a galleggiare.

La parola che a molti dà l’orticaria ma che salva la pelle è una: sovranità.

La sovranità non si richiede per cortesia, non arriva via PEC e non te la certifica un timbro: la si esercita.

O ti alzi e decidi, o qualcuno decide al posto tuo. Tradotto: o sovrani o sudditi. Tertium non datur.

E la sovranità, oggi, passa anzitutto da come circola la moneta.

Moneta: il vero interruttore della vita quotidiana

Non esiste aspetto della nostra vita che non sia mediato dal denaro. Senza liquidità non si investe, non si assume, non si innova, non si sostiene una famiglia.

Eppure viviamo dentro un paradosso: crediamo che la moneta “esista già” e che vada solo “trovata”. In realtà, gran parte del denaro viene creato da soggetti privati — le banche — nel momento in cui erogano credito, e noi lo restituiamo con interessi.

Risultato? Doppio cappio:

  • Debito pubblico, su cui paghiamo tasse e interessi.
  • Debito privato, incorporato nei prezzi di beni e servizi (dal 40 al 50% del prezzo finale).

Paghi come contribuente e ripaghi come acquirente. Un giochino elegante: paghi due volte e ringrazi.

La via d’uscita: creare valore che resta in Veneto

La moneta può essere creata anche dagli enti pubblici — Stato, Regioni, Comuni — non per stampare a casaccio, ma per finanziare opere utili, sostenere filiere locali e accelerare lo scambio economico dove l’euro non arriva in modo tempestivo.

È qui che entrano in gioco due strumenti concreti.

Una moneta regionale veneta

  • Non sostituisce l’euro: lo affianca.
  • Basata su crediti d’imposta regionali cedibili, non su nuova valuta.
  • Circola e resta in Veneto, trattenendo valore sul territorio.
  • Emissione disciplinata, legata a beni e servizi reali.

Banche pubbliche regionali

  • Credito orientato all’economia reale: micro-PMI, artigiani, agricoltura, turismo.
  • Esempio concreto: le Sparkassen tedesche.
  • Obiettivo: fare l’interesse del Veneto, non della speculazione.

Perché serve al Veneto (adesso)

  • Autonomia di manovra senza elemosinare tavoli lontani.
  • Valore che resta e aumenta il moltiplicatore locale.
  • Migliore qualità della vita grazie a decisioni vicine.
  • Maggiore forza negoziale con lo Stato centrale.

Conclusione: chi decide per il Veneto?

Se vogliamo autonomia vera, servono strumenti veri. Una moneta regionale e banche pubbliche regionali non sono slogan: sono chiavi di accensione dell’economia reale.

Significano ossigeno per le imprese, potere d’acquisto per le famiglie, progetti che partono senza elemosinare permessi.

La domanda finale

Vogliamo continuare a fare bilanci della speranza o iniziare a fare politiche del valore?

Io ho scelto: sovranità operativa. Chi viene?

Riferimenti Normativi:

  1. Manuale del Deficit e del Debito Pubblico dell’UE (MGDD, agg. 2022, cap. 2.2.2.4.3 e seguenti): prevede l’utilizzo di crediti d’imposta cedibili e senza scadenza per finanziare investimenti pubblici.
  2. Costituzione Italiana:
    Art. 117: le Regioni hanno autonomia legislativa e fiscale.
    Art. 119: le Regioni stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri.
  3. D.Lgs. 446/1997, art. 16: conferisce alle Regioni il potere di modifica delle tasse regionali IRAP.
  4. D.Lgs. 68/2011, art. 2 e L. 42/2009: introducono il principio di federalismo fiscale e la potestà tributaria regionale.
  5. Decreto Rilancio n. 34/2020: primo utilizzo in Italia del credito d’imposta cedibile a tutti, comprese banche e intermediari finanziari.
  6. Report “Il futuro della competitività europea” (M. D., 2024): evidenzia la trasferibilità dei crediti d’imposta come fattore di maggiore attrattività per aziende e investitori.

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