21 Agosto 2026
(Arv) Venezia, 21 Agosto 2026
“Abbiamo votato favorevolmente, in Prima commissione, al provvedimento sull’autonomia differenziata, pur mantenendo alcune riserve di fondo su un percorso che, a nostro giudizio, è ancora molto distante da quella vera autonomia che i veneti avevano chiesto con il referendum del 22 ottobre 2017”. Così i consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, che spiegano: “Il testo attribuisce nuove funzioni e maggiori competenze alla Regione in materie importanti come protezione civile, professioni, previdenza complementare e alcuni aspetti della gestione sanitaria, ma conferma anche che tutto dovrà avvenire nel rispetto dei vincoli della finanza pubblica, senza nuovi o maggiori oneri e sostanzialmente nell’ambito delle risorse già disponibili. Anche sul fronte sanitario viene espressamente garantita la neutralità dell’operazione rispetto al finanziamento nazionale e ai criteri di riparto delle risorse. Per questo il nostro voto favorevole è accompagnato da alcuni distinguo: le competenze sono il motore dell’autonomia, ma le risorse economiche sono il carburante. E se il carburante continua a prendere la strada di Roma, il Veneto può anche avere un motore nuovo, ma rischia di restare fermo. Il problema dell’autonomia, oggi come ieri, è soprattutto quello delle risorse: ogni anno il Veneto contribuisce in modo decisivo alla ricchezza nazionale e tuttavia una parte importante di queste risorse non ritorna ai territori con la stessa intensità. Nonostante ciò, abbiamo ritenuto giusto sostenere questo passaggio, perché, come abbiamo già avuto modo di dire, questa autonomia è certamente lontana anni luce da quella immaginata dai veneti nel 2017, ma vale anche il vecchio detto veneto: “col suto va ben anca la tenpesta”. Intanto accontentiamoci di ciò che è possibile ottenere oggi, senza però rinunciare a continuare la battaglia per un’autonomia vera, completa e dotata delle necessarie risorse finanziarie. Se il Veneto continua a non poter decidere delle proprie risorse, non è veramente autonomo: può avere più competenze, più deleghe e più funzioni, ma se i cordoni della borsa restano a Roma, non avremo un Veneto autonomo, ma un Veneto con qualche competenza in più ma sempre dipendente dallo Stato centrale”.
“Come gruppo – puntualizza Szumski – non ci limitiamo a chiedere più autonomia: abbiamo già depositato da mesi un documento con una serie di proposte concrete che possono essere realizzate già a legislazione vigente e che consentirebbero al Veneto di costruire progressivamente strumenti di vero autogoverno, partendo proprio dal settore economico e produttivo. Proponiamo la costituzione di un portafoglio di società in house operanti nei settori a maggiore valore aggiunto per il territorio, lo sviluppo di una multiutility regionale unificata per energia, acqua, rifiuti, teleriscaldamento e gas, l’acquisizione di concessioni per la produzione di energia elettrica da fonti idroelettriche, fotovoltaiche ed eoliche, la creazione di un istituto di credito regionale e di fondi di garanzia per sostenere imprese e lavoro. Prevediamo inoltre che gli utili netti possano essere reinvestiti nell’abbattimento della pressione fiscale locale e nel miglioramento dei servizi, attraverso una governance trasparente e una rendicontazione annuale ai cittadini e al Consiglio regionale. L’autonomia, infatti, non è soltanto una questione di competenze amministrative, ma anche di capacità economica, di strumenti operativi e di possibilità concreta di trattenere e reinvestire sul territorio una parte della ricchezza prodotta. Per questo non aspettiamo semplicemente che l’autonomia venga concessa: vogliamo costruire, dentro le possibilità offerte dall’ordinamento vigente, le condizioni per renderla reale”.
“C’è poi una questione che va ben oltre il provvedimento approvato oggi – evidenzia Lovat – e che dovrebbe imporre una riflessione profonda all’interno delle Istituzioni. Sono passati oltre ottant’anni dall’inizio dei lavori dell’Assemblea costituente e l’articolo 5 della Costituzione continua a essere, almeno in parte, un principio ancora incompiuto. La Costituzione afferma che la Repubblica “riconosce e promuove le autonomie locali”, che attua nei servizi che dipendono dallo Stato “il più ampio decentramento amministrativo” e che adegua i principi e i metodi della propria legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Eppure, dopo oltre ottant’anni, siamo ancora qui a discutere di come trasferire funzioni e poteri dal centro ai territori. Anzi, sotto molti aspetti, negli ultimi decenni abbiamo assistito a un percorso inverso, con una crescente concentrazione delle decisioni e delle risorse a livello centrale. L’autonomia non dovrebbe essere considerata una concessione dello Stato alle Regioni, ma l’attuazione di un preciso principio costituzionale. Serve quindi una riflessione profonda, non solo in Veneto ma a livello statale, su questa grave e ormai non più giustificabile distanza tra quanto previsto dalla Costituzione e quanto effettivamente realizzato”.


