26 Marzo 2026
(Arv) Venezia, 26 Marzo 2026
“Abbiamo chiesto la gestione pubblica autonoma delle centrali idroelettriche regionali e la redistribuzione dei relativi proventi a favore delle comunità locali, delle famiglie e delle imprese, e il Veneto perderebbe un’occasione importante se non ripensasse il sistema delle concessioni. Apprezziamo la disponibilità espressa dall’assessore Massimo Bitonci, nonostante gli “omissis nella sua risposta”, ma capisco che la questione che abbiamo posto già un mese fa, oggi ripresa anche dal consigliere Del Bianco, è delicata e mi auguro lavoreremo assieme per il meglio”. Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che aggiunge: “La nostra proposta ha come obiettivo un sistema che è già molto praticato in Friuli-Venezia Giulia e in Trentino-Alto Adige e che vorremmo vedere realizzato anche in Veneto. Vogliamo arrivare alla costituzione di una società energetica regionale a totale partecipazione pubblica veneta, aperta soprattutto agli enti locali e alle comunità montane assumendo un ruolo diretto nella gestione delle concessioni in scadenza. Pensiamo che in questo modo si possa destinare una quota significativa dei proventi idroelettrici allo sviluppo dei territori montani, con particolare riguardo alla provincia di Belluno e promuovere una strategia energetica regionale orientata all’autosufficienza”.
“La nostra proposta, il cui senso viene condiviso sia dalla Giunta che da altre forze politiche – prosegue il consigliere – muove da una premessa storica e territoriale precisa: la provincia di Belluno e più in generale le valli alpine venete hanno sempre sostenuto il peso maggiore dello sviluppo idroelettrico dell’intero Paese, attraverso profonde trasformazioni ambientali, la costruzione di dighe e invasi e sacrifici collettivi – tra cui il disastro del Vajont del 1963 – senza che a questo contributo sia corrisposta una restituzione adeguata in termini economici e di sviluppo locale”.
“Le comunità montane continuano a fare i conti con spopolamento, carenze infrastrutturali e marginalità economica e con l’indipendenza energetica molto di tutto questo potrà essere risanato restituendo al territorio ciò che è del territorio”, conclude Szumski.




