L’Autonomia Differenziata è solo una presa in giro. Vogliamo riforme vere e profonde per l’Italia e per l’Europa

06 febbraio 2026
(Arv) Venezia, 6 febbraio 2026

“Nel Consiglio regionale del Veneto più consiglieri si sono espressamente dichiarati ‘indipendentisti’. E’ un ‘fatto politico’ che il collega consigliere regionale, Matteo Pressi, con acume politico ha puntualmente rilevato e che, mi auguro, anche il Presidente Stefani vorrà prendere in seria considerazione. Resistere Veneto accoglierà a partire già dai prossimi giorni esponenti europei, scozzesi e catalani, per riprendere il filo di quanto è stato interrotto per un’apertura di credito mal riposta dopo il referendum del 2017, tradito, anche da chi prometteva vanamente di essere disposto a farsi arrestare come i catalani e pretendeva, addirittura, un quarto mandato elettorale consecutivo”. A darne notizia Davide Lovat (Resistere Veneto), che aggiunge: “Nell’ultimo Consiglio regionale abbiamo votato, Szumski e il sottoscritto, contro la richiesta di mandato al Presidente Stefani a trattare sull’Autonomia perché questa ‘cosa’, non è quello che chiedevano i veneti con il voto del 2017: per noi è troppo poco e a nulla serve continuare su questa via dell’Autonomia Differenziata e pasticciata”.

“Preso dunque atto,- prosegue il consigliere -, della sincerità dell’on. Rixi, il parlamentare ligure che dichiarò come Zaia, fosse stato necessario, frenare le spinte centrifughe del Veneto; e messi davanti all’evidenza dei fatti che proprio questa è la funzione del partito Lega Salvini Premier, in Aula ho annunciato l’intenzione di riallacciare i contatti internazionali con i movimenti indipendentisti europei per rilanciare il processo di autodeterminazione dei veneti sulla base del Diritto Naturale e del Diritto internazionale”.

“Comprendo – commenta Lovat – che il tema risulti ostico a certa politica, ma viste le continue risposte negative che da molti decenni lo Stato italiano riserva alle democratiche e civili richieste provenienti dal nostro territorio e viste soprattutto le condizioni nelle quali sono stati condotti ormai gli europei, con una Unione tecnocratica sempre più lontana dai popoli e con un impoverimento generale evidente a tutti, riteniamo doveroso riproporre il tema di una nuova fase Costituente da tenersi in occasione dei prossimi 80 anni dall’insediamento della Repubblica Italiana”.

“Vogliamo una riforma vera della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea in chiave macroregionale e cantonale, più adeguata alle esigenze dei popoli, più dinamica nel processo decisionale e fondata sull’autentico principio di sussidiarietà, prendendo a modello il sistema svizzero da adattare su più vasta scala. Vogliamo cioè riforme costituzionali che diano vita a un impianto istituzionale, capace di governare la globalizzazione e di resistere al globalismo che è, invece, la spinta a centralizzare il potere, a sostituire la democrazia con la tecnocrazia e che, in ultima analisi, uniforma e squalifica le culture e le coscienze”, conclude Lovat.

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