Più che perdere tempo a ridisegnare i confini di qualche comune, sarebbe serio ridisegnare in senso federalista con macroregioni l’impianto della Repubblica

30 gennaio 2026
(Arv) Venezia, 30 gennaio 2026

“Lo stillicidio dei Comuni di confine veneti che chiedono di cambiare regione per venire annessi alla Regione Friuli Venezia Giulia, oppure alla Provincia Autonoma di Trento rappresenta la più evidente denuncia della sperequazione esistente nell’ordinamento giuridico della Repubblica Italiana a danno dei territori sottoposti alla giurisdizione delle Regioni a statuto ordinario. Credo che la pervicacia con cui viene difeso l’impianto concepito ormai 80 anni fa, in condizioni storiche e sociali completamente diverse dalle attuali, sia ormai anacronistica, fondamentalmente ingiusta e profondamente discriminatoria, soprattutto nei confronti dei cittadini residenti in Veneto che civilmente, attraverso il voto politico per forze che sbandierarono a lungo i temi del decentramento e della riorganizzazione amministrativa del territorio e attraverso il voto specifico per il referendum del 2017 sull’Autonomia, hanno dimostrato la loro profonda fiducia nella democrazia e sono stati sistematicamente delusi e ignorati”.

Lo afferma in una nota il consigliere regionale Davide Lovat, del gruppo Szumski – Resistere Veneto.

“A questo proposito, – aggiunge Lovat -, credo che le soluzioni concrete non possano più passare da false promesse e prospettive raffazzonate. Prima di tutto bisogna dare vita a una nuova Assemblea Costituente che aggiorni completamente la Seconda Parte della Costituzione in senso profondamente federalista; una riforma dell’intera impalcatura della Repubblica in chiave macroregionale servirebbe a gettare anche le basi di un’Europa politica che non può che essere come quella concepita dai padri fondatori; ovvero delle Comunità regionali e quindi dei Popoli e non più degli stati divenuti sempre più sovranisti e nazionalisti. Secondo, riunire in un unico Ente Regionale i territori della storica Venezia, suddivisi arbitrariamente in enti diversi e separati solo nella recente epoca unitaria in contrasto con molti secoli di Storia connotati da omogeneità territoriale; terzo, estendere fin da subito a tutto il Triveneto le prerogative concesse a Trento e al Friuli Venezia Giulia, attualmente negate alla Regione Veneto”.

“In Consiglio regionale abbiamo – commenta Lovat – già presentato una mozione perché la Giunta regionale si faccia parte attiva presso il Governo e il Parlamento affinché la riforma dell’art. 114 della Costituzione, che prevede forme e condizioni particolari di autonomia per Roma Capitale, venga estesa secondo criteri di omogeneità funzionale, a tutte le Città metropolitane previste dalla Costituzione e a sostenere, in particolare, il riconoscimento di un assetto istituzionale rafforzato per la Città metropolitana di Venezia, adeguato alla sua unicità storica, culturale, ambientale e sociale, nel quadro di una riforma di carattere generale e non eccezionale”.

“La complessità della nuova epoca di globalizzazione, necessita una velocità decisionale che non è praticabile secondo le strutture e le modalità dello Stato centralista concepito nel XX secolo e negare la realtà per resistere nell’errore in ossequio a princìpi puramente ideologici, – conclude Lovat – è un oltraggio che non può venire inferto ancora a lungo nei confronti di un territorio dinamico e di una popolazione civile e democratica come quella del Veneto”.

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