24 Giugno 2026
(Arv) Venezia, 24 Giugno 2026
“Il deposito della nostra Risoluzione per il progressivo superamento della presenza militare statunitense in Veneto rappresenta un atto di trasparenza e di profonda coerenza con la storia e l’identità del nostro popolo. A oltre ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il contesto geopolitico è radicalmente mutato ed è giunto il momento di dichiarare esaurite le ragioni strategiche che hanno determinato l’insediamento permanente di basi straniere come la ‘Caserma Ederle’ e la ‘Del Din’ a Vicenza. La permanenza di queste imponenti installazioni non costituisce più uno strumento adeguato alla promozione della pace e della sicurezza, ma espone la nostra terra a rischi incalcolabili. Piuttosto vanno favorite iniziative culturali, scientifiche e di approfondimento dedicate ai temi della pace, della neutralità, dell’autodeterminazione dei popoli, della riconversione delle servitù militari e della cooperazione internazionale.”
Lo affermano i consiglieri regionali Riccardo Szumki e Davide Lovat (Resistere Veneto).
“Il Veneto – ricordano i consiglieri regionali – custodisce un patrimonio artistico, monumentale e culturale unico al mondo, siti riconosciuti dall’Unesco, culla della civiltà occidentale, che non può e non deve rimanere un potenziale obiettivo sensibile in caso di conflitti internazionali rispetto ai quali le nostre comunità locali non dispongono di alcun effettivo potere decisionale. L’attuale contesto storico, geopolitico ed europeo risulta profondamente mutato rispetto a quello che determinò l’insediamento delle basi militari statunitensi nel territorio veneto ed europeo e oggi è quanto mai legittimo e doveroso promuovere un dibattito pubblico e istituzionale sul ruolo, sulla funzione e sull’opportunità del mantenimento di basi militari straniere nel territorio regionale e continentale.”
“Le recenti crisi internazionali – osservano gli esponenti di Resistere Veneto – non ultima quella relativa alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, hanno dimostrato come la gestione di queste infrastrutture generi aspettative di utilizzo bellico da parte di potenze straniere che spesso non coincidono affatto con gli interessi del popolo veneto e di tutti gli altri popoli europei, alimentando aspre tensioni diplomatiche quando si tenta giustamente di porre un freno a coinvolgimenti automatici. Affermiamo con forza che il principio di autodeterminazione dei popoli implica il diritto delle nostre istituzioni democratiche di decidere autonomamente i propri modelli di sicurezza e di politica estera, senza dipendenze strategiche da potenze extraeuropee.”
“Questa posizione affonda le sue radici nella migliore storia del nostro territorio – proseguono Szumski e Lovat – Siamo gli eredi storici e culturali dell’antica Repubblica di Venezia che, fin dal XVI secolo, seppe perseguire una politica internazionale di neutralità attiva, limitando l’uso delle armi alla sola difesa dei propri domini. Al contrario, nel corso del Novecento, il popolo veneto ha già pagato un altissimo e tragico tributo di sangue nelle guerre combattute dallo Stato centralista, come testimoniano i nostri altipiani e i nostri fiumi. È tempo di dire basta. Prendendo a modello le storiche esperienze di neutralità permanente di Austria e Svizzera, che dimostrano come l’equilibrio e la stabilità si costruiscano fuori dai blocchi militari, auspichiamo l’avvio di un percorso diplomatico volto alla progressiva smilitarizzazione e alla restituzione alle comunità locali delle aree attualmente destinate a uso militare straniero. Non dimentichiamo che la Costituzione della Repubblica italiana, all’articolo 11, afferma il ripudio della guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e quale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
“Con questa Risoluzione – spiegano Riccardo Szumski e Davide Lovat – impegniamo la Giunta regionale e il Presidente del Consiglio regionale a farsi portavoce di questa istanza presso il Governo, il Parlamento e le istituzioni dell’Unione europea, promuovendo una cultura della pace, della neutralità e della riconversione delle servitù militari, affinché il Veneto sia protagonista di un nuovo spazio europeo di cooperazione e di effettiva autonomia strategica.”




