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Ogni giorno sentiamo appelli a compattarsi per difendere i cosiddetti “valori dell’Occidente”. Parole pronunciate con solennità, come se evocassero un patrimonio condiviso, radicato nella storia e nelle coscienze dei popoli che hanno costruito la civiltà europea e americana.
Ma quando mi fermo a riflettere su quali siano oggi questi valori, non posso fare a meno di constatare una verità dolorosa: ciò che viene celebrato e imposto come nuovo canone dell’Occidente non ha nulla a che fare con la nostra eredità culturale, spirituale e politica.
I cosiddetti “valori occidentali”, nella loro versione contemporanea, si riducono a dogmi imposti dal pensiero unico progressista:
Se questi sono i valori dell’Occidente, allora io non mi riconosco in essi.
E come me, molti altri che ancora credono:
L’Occidente che dovremmo difendere non è questo simulacro decadente, partorito da un’ideologia nichilista. Non è l’Occidente che svuota la civiltà delle sue fondamenta, sostituendole con dogmi fluidi, imposti da élite scollegate dal popolo.
L’Occidente autentico è quello forgiato da:
La civiltà europea non è nata sulla preminenza dei diritti individuali scollegati dalla verità, ma sulla tensione tra libertà e responsabilità, tra diritto e giustizia, tra autorità e verità.
Oggi ci viene chiesto di inginocchiarci davanti a una religione secolare che ha:
Non possiamo difendere l’Occidente, se prima non lo riconquistiamo nella sua essenza. Questo significa:
Significa:
Compattarsi per difendere i “valori dell’Occidente”?
Sì. Ma non quelli posticci, svuotati e riscritti dalle nuove oligarchie globaliste. Bensì quelli veri, che affondano le radici in una tradizione millenaria, che oggi più che mai dobbiamo:
Se vogliamo che la nostra civiltà sopravviva, dobbiamo avere il coraggio di dire con chiarezza:
I nostri valori sono altri. E non li baratteremo per un posto al tavolo dei potenti.

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