Quanto al Manifesto-Zaia della ‘nuova Destra’, davvero nulla di nuovo, se non una svolta radicale che guarda a sinistra

07 gennaio 2026
(Arv) Venezia, 7 gennaio 2026

“Intervengo sul Manifesto-Zaia in qualità di consigliere regionale perché alcuni aspetti politici suscitano quantomeno perplessità”. Così il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) che spiega: “Non capisco la necessità di un Manifesto di indirizzo politico, in questo momento, dato che il Presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, si è appena presentato al popolo veneto ed è stato eletto in un determinato partito politico già esistente. A meno che non ci sia aria di smarcamento. Leggo attentamente quanto annunciato con sapiente marketing mediatico e devo dire che, nel merito, questo “Manifesto della nuova Destra” divulgato da Zaia mi sembra che non proponga qualcosa di nuovo rispetto a quanto già da lui esternato in precedenti interviste e mi sembra quasi che i 15 anni passati tra i tanti assidui impegni come Governatore gli abbiano impedito di vedere i cambiamenti in corso, perché le idee esposte sanno di stantìo. Mi sento tranquillamente di dire che, tolte le considerazioni pienamente condivisibili e del tutto irrilevanti dal punto di vista ideologico, perché afferiscono semplicemente al buon senso e al buon governo – come la doverosa attenzione alla condizione carceraria, alla sicurezza dei cittadini e l’accento posto sulle prospettive da fornire ai giovani, o alla stabilità politica e all’equilibrio necessari per essere credibili in politica estera – restano due sole questioni importanti: il tema dell’autonomia e il tema del fondamento etico delle leggi. Questione, quest’ultima, che troverà certamente buona accoglienza a Sinistra”.

“Sul primo punto – continua il consigliere – va precisato che, in realtà, l’autonomismo è argomento neutro. Lo dimostra il fatto che i movimenti europei che risolvono la cosiddetta “linea di frattura ideologica” fra centro e periferia promuovendo il decentramento, l’autonomia regionale o addirittura la secessione, sono tanto di Sinistra (Catalogna e Paesi Baschi in Spagna, oppure Scozia nel Regno Unito) quanto di Destra (i fiamminghi delle Fiandre, in Belgio). Il punto è semmai un altro: il diritto di autodeterminazione dei popoli è proprio del giusnaturalismo, mentre è avversato dal giuspositivismo. Oggigiorno, è proprio quella delle due opposte visioni del fondamento del Diritto la vera, grande linea di frattura ideologica in seno all’Occidente, ed è qui il punto su cui discutere”.

“Per quanto riguarda il fondamento etico delle leggi, infatti, Luca Zaia si dichiara nei fatti totalmente appartenente al fronte giuspositivista – prosegue Lovat – aderendo in tutto e per tutto a quel “partito radicale di massa” profetizzato ancora sessant’anni fa da Augusto Del Noce come esito della fine delle ideologie, dove tutto risulta omologato nel sistema fondato sul consumismo e sull’individualismo e che Pasolini, dieci anni dopo, non esitava a chiamare “Nuovo fascismo” identificandolo nella dissoluzione delle differenze tra fascisti e antifascisti, ma anche tra liberali, socialisti e democristiani, poiché tutti aderenti allo stesso modello di vita borghese. Nella società consumista e edonista perfino la vita diventa superflua quando non è performante, aderente agli standard dell’efficienza e della qualità ottimale. Ed è proprio qui che si va a confondere la libertà col libertinismo, arrivando a superare perfino la perversione nazista che divideva il mondo in ubermensch e untermensch (superuomini e subumani) per giungere a catalogare l’umanità per razze di diversa dignità e, infine, arrivare a decretare come “indegne di essere vissute” le vite di categorie umane non aderenti ai parametri standard definiti dal Governo. Col libertinismo si finisce per approdare alla “Prepotenza del Potere” con la falsa tolleranza che sta dietro la concessione di ogni pratica in nome dell’autodeterminazione individuale (“vietato vietare”) e della volontà di potenza (“volere è potere”). Tolleranza falsa perché sempre revocabile dal Potere in nome del presunto bene superiore, ma intanto utile ad eliminare malati, anziani, depressi, fragili che costerebbero allo Stato pesando sui bilanci della Sanità e del Welfare”.

“La questione cruciale – conclude Lovat – è quella del fondamento della legge: per il giusnaturalismo una legge è tale solo se è giusta, ed è giusta solo se rispetta la natura che è un riferimento assoluto; pertanto, non può mai diventare legge il suicidio (per definizione “atto violento contro natura”) né l’omicidio del consenziente (idem), né ogni altra pratica contraria all’ordine naturale. Nel giuspositivismo, invece, si può rendere legale qualsiasi pratica purché si rispetti la procedura prevista per emanare validamente una norma giuridica. Si tratta della dittatura del relativismo che denunciava Benedetto XVI. Si tratta della violenza sadica del Potere che Pasolini denunciava con il suo ultimo lavoro basato su “Le 120 giornate di Sodoma”. È l’omologazione di Destra e Sinistra in un’unica classe di sudditi consumatori, sottoposti a strumenti come il Green Pass e ai parametri definiti dal Governo di turno che concede il permesso, condizionato all’obbedienza, di godere ciò che prima invece era un diritto inalienabile. Si tratta, appunto, del “partito radicale di massa” che vede non a caso esponenti della Sinistra estrema proporre leggi sul fine vita assieme a esponenti della Destra neoliberale. Ma queste sono idee vecchie di sessant’anni, su cui si è già scritto, discusso, dibattuto. Basta andare in cerca e documentarsi. Sarebbe dunque questa la “Nuova Destra” che propone Luca Zaia, pro tempore Presidente del Consiglio regionale del Veneto?”.

LEGGI ANCHE GLI ALTRI ARTICOLI DI RESISTERE VENETO: