Perché la soluzione passa da un nuovo modello di autonomia e da una riforma del turismo in tutto il Veneto
Negli ultimi anni, il termine overtourism è diventato sinonimo di un paradosso: quando il turismo, da risorsa, diventa minaccia. A Venezia questo paradosso è ormai quotidiano. Milioni di visitatori ogni anno, calli congestionate, affitti alle stelle, negozi di prossimità sostituiti da souvenir. Da città più fragile del mondo rischia di diventare un parco a tema senz’anima.
Ma Venezia non è solo una città in difficoltà: è un simbolo di come l’assenza di governo del turismo e delle risorse locali possa trasformare un patrimonio universale in un organismo stanco. Per salvarla, non basta parlare di turismo. Serve parlare di autonomia, finanza locale e poteri speciali.
Cos’è l’Over-Tourism
L’overtourism è l’effetto di un eccesso di flussi rispetto alla capacità di carico del territorio. Non è un problema di quantità, ma di sproporzione: quando persone, infrastrutture e ambiente non riescono più a sostenere il peso della visita.
- Spopolamento e perdita di residenti.
- Degrado urbano e ambientale.
- Monocultura economica del “mordi e fuggi”.
- Erosione della qualità del lavoro e della vita.
Venezia è l’esempio più drammatico: meno di 48.000 abitanti nel centro storico, oltre 25 milioni di visitatori l’anno. Un equilibrio impossibile che trasforma la città in una cartolina abitata solo per poche ore al giorno.
Come il mondo ha reagito
Molte città turistiche hanno scelto la via della governance forte:
- Barcellona: revoca delle licenze Airbnb entro il 2028.
- Amsterdam: affitti brevi limitati a 30 giorni l’anno.
- Dubrovnik: controllo in tempo reale degli accessi.
- Bhutan: tassa giornaliera per selezionare il turismo.
Il principio è chiaro: non esiste turismo sostenibile senza limiti, regole e poteri locali.
Venezia tra over-tourism e mancanza di poteri
Da decenni Venezia subisce il turismo più di quanto lo governi. Dipende da normative nazionali pensate per città ordinarie, non per un organismo unico che vive sull’acqua, con costi di manutenzione e gestione straordinari.
In questo contesto si inserisce la proposta dell’on. Andrea Martella: un disegno di legge costituzionale per riconoscere Venezia come ente autonomo a statuto speciale, con competenze su turismo, territorio, ambiente, edilizia, trasporti e commercio.
Autonomia finanziaria: il nodo centrale
Un’autonomia senza risorse sarebbe solo simbolica. Oggi Venezia sostiene spese straordinarie con entrate ordinarie da comune medio.
- Compartecipazione ai tributi turistici.
- Fondi vincolati alla manutenzione lagunare.
- Capacità di trattenere parte del gettito prodotto.
In altre parole: Venezia deve poter autofinanziare la propria sopravvivenza.
Il doppio standard istituzionale
Roma Capitale ha ottenuto autonomia speciale per legge. Venezia e il Veneto, che l’hanno chiesta con un referendum, ricevono solo rinvii.
Questa è la vera ingiustizia istituzionale: l’autonomia viene concessa al centro e negata ai territori produttivi.
La visione di Resistere Veneto
Venezia non si salva isolandola, ma riformando l’intero modello turistico regionale.
- Stop al mordi e fuggi con quota giornaliera programmata.
- Priorità alla residenza negli affitti.
- No alle mega-navi e fondo lagunare dedicato.
- Lavoro dignitoso e alloggi per stagionali.
- Marketplace pubblico per PMI locali.
- Trasporti integrati e sostenibili.
- Formazione e qualità nell’ospitalità.
- Destagionalizzazione intelligente.
Conclusione
Il turismo deve tornare a essere un bene comune, non una forma di esproprio. Solo un Veneto che coordina le proprie politiche può salvare Venezia, difendendo identità, lavoro e comunità.
Resistere Veneto — Perché autonomia, responsabilità e identità sono le vere fondamenta di un turismo che fa vivere le comunità, non le consuma.




