Chat Control, risoluzione per tutelare la segretezza delle comunicazioni

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

DODICESIMA LEGISLAZIONE
RISOLUZIONE n.34

TUTELA DELLA SEGRETEZZA DELLE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE, DIFESA DELL’ARTICOLO 15 DELLA COSTITUZIONE E RICHIESTA DI PIENA TRASPARENZA E DEMOCRATICITÀ NEI PROCESSI DECISIONALI DELL’UNIONE EUROPEA

presentata il 15 luglio 2026 dai consiglieri Szumski e Lovat

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:

– l’articolo 15 della Costituzione della Repubblica italiana stabilisce che “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili” e che ogni limitazione può avvenire esclusivamente per atto motivato dell’autorità giudiziaria e con le garanzie stabilite dalla legge;

– gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea riconoscono il diritto al rispetto della vita privata e familiare, della corrispondenza e alla protezione dei dati personali;

– il principio di sussidiarietà, sancito dall’articolo 5 del Trattato sull’Unione europea, impone che le decisioni siano assunte al livello istituzionale più vicino ai cittadini e che l’azione dell’Unione sia limitata ai soli casi in cui gli obiettivi non possano essere efficacemente perseguiti dagli stati membri;

– il contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori e alla diffusione di materiale pedopornografico costituisce un dovere inderogabile delle istituzioni nazionali ed europee e deve essere perseguito con strumenti efficaci, proporzionati e pienamente rispettosi dei diritti fondamentali e dello stato di diritto;

– nell’ambito delle istituzioni dell’Unione europea è in discussione la proposta di regolamento comunemente denominata “Chat Control”, volta ad introdurre sistemi di rilevazione automatizzata dei contenuti delle comunicazioni elettroniche private;

CONSIDERATO CHE:

– autorevoli costituzionalisti, autorità garanti della protezione dei dati personali, esperti di cybersicurezza e numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti civili hanno evidenziato il rischio che tali strumenti possano tradursi in forme di sorveglianza preventiva e generalizzata delle comunicazioni private, incompatibili con i principi di necessità, proporzionalità e presunzione di innocenza;

– a libertà delle comunicazioni costituisce uno dei pilastri dello stato costituzionale di diritto e rappresenta una garanzia imprescindibile contro ogni forma di controllo indiscriminato da parte del potere pubblico;

– il perseguimento di finalità condivisibili, quale la tutela dei minori, non può giustificare l’introduzione di strumenti che determinino un monitoraggio preventivo dell’insieme della popolazione, alterando il delicato equilibrio tra sicurezza e libertà;

– negli ultimi anni si è assistito ad una crescente tendenza delle istituzioni europee ad ampliare progressivamente il proprio ambito di intervento anche in materie che incidono direttamente sui diritti fondamentali dei cittadini e sulle prerogative costituzionali degli Stati membri, con il rischio di comprimere il principio di sussidiarietà e di ridurre gli spazi della sovranità democratica nazionale;

RILEVATO CHE:

– il rispetto della trasparenza, della pubblicità del procedimento legislativo, del confronto democratico e della piena partecipazione delle assemblee rappresentative costituisce condizione essenziale della legittimazione democratica dell’Unione europea;

– il ricorso a procedure accelerate o eccezionali per l’esame di provvedimenti destinati ad incidere significativamente sui diritti fondamentali rischia di comprimere il dibattito democratico, limitare la piena partecipazione delle istituzioni rappresentative e accrescere la distanza tra i cittadini e le istituzioni europee;

– una democrazia liberale si fonda sulla tutela delle libertà individuali anche nei momenti di maggiore pressione politica e sociale, evitando che esigenze di sicurezza possano determinare limitazioni sproporzionate dei diritti fondamentali;

ribadisce

– la piena adesione ai principi sanciti dall’articolo 15 della Costituzione della Repubblica italiana quale presidio inviolabile della libertà personale e della segretezza delle comunicazioni;

– che il contrasto alla criminalità, anche nelle sue forme più odiose, deve avvenire esclusivamente mediante strumenti rispettosi dei principi costituzionali, della legalità, della proporzionalità e del controllo dell’autorità giudiziaria;

esprime

– forte preoccupazione nei confronti di ogni proposta normativa europea suscettibile di introdurre forme di sorveglianza generalizzata delle comunicazioni elettroniche dei cittadini;

– la convinzione che il progressivo accentramento di competenze in capo alle istituzioni dell’Unione europea, in assenza di un corrispondente rafforzamento della legittimazione democratica e del controllo da parte dei cittadini e dei parlamenti, rischi di compromettere il rapporto di fiducia tra le istituzioni europee e i popoli degli stati membri;

censura

il ricorso a modalità procedurali che, pur formalmente previste dall’ordinamento dell’Unione europea, determinino una sostanziale compressione del confronto democratico, della trasparenza, della pubblicità dei lavori parlamentari e della piena partecipazione delle assemblee rappresentative, soprattutto quando siano in discussione provvedimenti suscettibili di incidere sui diritti e sulle libertà fondamentali delle persone;

impegna la Giunta regionale

1) ad attivarsi presso il Governo della Repubblica affinché l’Italia, nelle competenti sedi dell’Unione europea, si opponga all’adozione di strumenti che comportino forme di controllo preventivo o generalizzato delle comunicazioni elettroniche dei cittadini, promuovendo invece strumenti investigativi mirati, sottoposti all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria e rispettosi dei principi costituzionali;

2) a rappresentare al Governo la posizione del Consiglio regionale del Veneto a difesa dell’articolo 15 della Costituzione, della libertà e della segretezza delle comunicazioni e della tutela della vita privata dei cittadini;

3) ad attivarsi affinché il Governo promuova, nelle sedi istituzionali dell’Unione europea, una revisione delle procedure decisionali che rafforzi il ruolo delle assemblee elettive, assicuri la massima trasparenza dell’iter legislativo, garantisca un effettivo coinvolgimento dei parlamenti nazionali e regionali nell’applicazione del principio di sussidiarietà e favorisca un ampio dibattito pubblico ogniqualvolta siano in discussione provvedimenti incidenti sui diritti fondamentali;

4) a sostenere, in ogni sede istituzionale, il principio secondo cui la tutela dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione costituisce un limite invalicabile rispetto all’introduzione di misure di sorveglianza generalizzata, riaffermando il ruolo delle autonomie territoriali nella difesa delle libertà costituzionali e del principio di sussidiarietà;

5) a trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio dei ministri, ai presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, al Ministro per gli affari europei, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, ai parlamentari eletti in Veneto, agli eurodeputati italiani e alla Conferenza delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome.

Riccardo Szumski

LEGGI ANCHE GLI ALTRI ATTI DI RESISTERE VENETO: