06 Agosto 2026
(Arv) Venezia, 06 Agosto 2026
“Dal prossimo 23 agosto, circa 1.800 cittadini dell’area di Pieve di Soligo, Fontigo e Sernaglia della Battaglia perderanno il proprio medico di medicina generale. Non perché il medico abbia deciso di interrompere la propria attività. Non perché sia venuto meno il rapporto di fiducia con i pazienti. Non perché il territorio non abbia bisogno della sua presenza. Ma per una vicenda amministrativa iniziata nel 2019 e mai risolta con chiarezza. È una situazione che non possiamo accettare.”
Lo denunciano i consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat.
“Nel gennaio 2019 – ricordano i consiglieri regionali – un medico di Medicina Generale, medico di famiglia, presentava domanda di inserimento nella graduatoria regionale della medicina generale, dichiarando espressamente che il diploma di formazione specifica conseguito all’estero era ancora in attesa del riconoscimento ministeriale. Circostanza ribadita più volte agli uffici competenti. In ogni caso, nel luglio dello stesso anno, Azienda Zero lo convocava per l’assegnazione di una zona carente e gli conferiva l’incarico. Da allora, il medico ha prestato servizio ininterrottamente, garantendo l’assistenza ai cittadini anche durante gli anni della pandemia, costruendo un rapporto di fiducia con quasi 1.800 assistiti e contribuendo a colmare una cronica carenza di medici di medicina generale.”
“Oggi, dopo oltre sei anni, a pagare il prezzo di quella vicenda amministrativa non rischia di essere soltanto il professionista, ma soprattutto i cittadini – chiariscono i consiglieri di Resistere Veneto – Molti di loro sono anziani, pazienti cronici o fragili, persone che hanno costruito nel tempo un rapporto terapeutico fondamentale con il proprio medico e che dal 23 Agosto saranno costretti a cambiare medico o comunque a subire una brusca interruzione della continuità assistenziale.”
“Per questo – spiegano Szumski e Lovat – abbiamo depositato un’interrogazione a risposta immediata al Presidente della Regione e all’Assessore regionale alla Sanità, chiedendo che venga individuata con urgenza una soluzione capace di garantire la continuità delle cure e che venga fatta piena luce sulle responsabilità amministrative che hanno determinato questa situazione. Ma non ci fermeremo qui. Annunciamo fin d’ora la presentazione di un atto ispettivo e di ogni altra iniziativa istituzionale che si renderà necessaria, con un solo obiettivo: garantire al dottore ed ai suoi pazienti la continuità di un servizio sanitario che in questi anni ha dimostrato sul campo di essere un servizio di eccellenza.”
“Nel frattempo anche i cittadini si stanno mobilitando – sottolineano i consiglieri regionali – È infatti in corso una raccolta pubblica di firme indirizzata al Presidente della Regione, all’Assessore alla Sanità, al Direttore Generale di Azienda Zero e al Direttore Generale dell’ULSS 2 Marca Trevigiana, con la quale si chiede di attivare tutti gli strumenti previsti dalla normativa e dall’Accordo Collettivo Nazionale per evitare l’interruzione del servizio: apertura di una zona carente straordinaria, soluzioni organizzative transitorie, proroghe e percorsi di affiancamento, così da salvaguardare il diritto alla continuità delle cure.”
“La vicenda presenta inoltre aspetti che meritano un approfondimento – osservano Szumski e Lovat – Se il territorio soffre una gravissima carenza di medici di medicina generale, come dimostra il fatto che nell’area risultano ancora sedici zone carenti non coperte, appare difficile comprendere perché non sia stata ricercata una soluzione capace di coniugare il diritto del medico vincitore della procedura a prendere servizio con il diritto dei quasi 1.800 pazienti a conservare il proprio medico. Così come merita una riflessione il ritardo con cui, a livello nazionale e regionale, sono stati valorizzati gli strumenti previsti dalla legge n. 401 del 2000, che consentiva ai medici di accedere in soprannumero ai corsi di formazione in medicina generale proprio per prevenire la carenza di professionisti. Se tali possibilità fossero state utilizzate tempestivamente, probabilmente oggi il Veneto non si troverebbe ad affrontare una situazione tanto critica e molti medici non sarebbero stati costretti a formarsi all’estero, affrontando percorsi complessi e incerti.”
“Questa vicenda non riguarda soltanto un medico – mettono in chiaro i consiglieri – Riguarda il modo in cui la Pubblica Amministrazione affronta i propri errori e il modo in cui la politica intende tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Se nel 2019 esistevano dubbi sulla posizione del professionista, essi dovevano essere risolti allora. Non è accettabile che, dopo anni di servizio svolto sulla base di un incarico conferito dalla stessa amministrazione, le conseguenze ricadano oggi sui pazienti e su chi ha garantito in modo esemplare un servizio essenziale in un territorio privo di medici sufficienti. Noi non intendiamo difendere privilegi né chiedere deroghe alle regole. Chiediamo semplicemente che le istituzioni utilizzino tutti gli strumenti consentiti dall’ordinamento per evitare che un problema amministrativo si trasformi in un danno per quasi 1.800 cittadini. Non vogliamo che la burocrazia, in questo caso tutta veneta, uccida ciò che di buono esiste ancora nel nostro sistema sanitario regionale.”
“Il Veneto ha costruito negli anni un modello sanitario riconosciuto per qualità ed efficienza – ricordano Szumski e Lovat – Proprio per questo ci aspettiamo che sappia dimostrare di mettere al centro le persone, la continuità delle cure e il buon senso amministrativo. Quando un servizio funziona, quando un territorio continua ad essere privo di medici, quando migliaia di cittadini chiedono di poter mantenere il proprio medico di famiglia, il compito delle istituzioni non è creare nuovi problemi, ma trovare le soluzioni. È questo che chiediamo alla Giunta regionale. Ed è per questo che continueremo a batterci, dentro e fuori il Consiglio regionale, fino a quando questa vicenda non avrà trovato una soluzione giusta nell’interesse dei cittadini e della sanità veneta.”




