16 Luglio 2026
(Arv) Venezia, 16 Luglio 2026
“L’allarme Pfas in Veneto non può più essere gestito con il silenzio o con risposte parziali. Il movimento politico Resistere Veneto rivendica con forza e determinazione la propria mobilitazione strutturata, avviata capillarmente da tempo su tutto il territorio regionale, volta a sollecitare con la massima urgenza la Giunta regionale e i sindaci dei comuni veneti affinché rompano l’inerzia e intervengano a tutela della salute pubblica esigendo trasparenza, controlli rigorosi e un monitoraggio costante”. Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che spiega: “Attraverso una fitta e coordinata rete di istanze formali, presentate dai rappresentanti locali dell’associazione ai sensi della legge 241/90 sul diritto di accesso agli atti, Resistere Veneto sta interrogando i primi cittadini di decine di municipalità. La richiesta è perentoria: conoscere con esattezza scientifica se i livelli di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) presenti nelle condotte degli acquedotti cittadini siano effettivamente monitorati, quali siano i valori attuali rilevati nei nodi di distribuzione idrica domestica e quali protocolli straordinari di informazione e protezione della popolazione si intendano attuare per arginare il rischio sanitario. La mobilitazione di Resistere Veneto poggia su basi epidemiologiche precise e drammatiche che il movimento intende approfondire e portare all’attenzione dell’opinione pubblica”.
“Al centro dell’azione politica – prosegue Szumski – vi è lo studio scientifico indipendente diffuso dalla prestigiosa rivista internazionale Environmental Health, una ricerca che ha tracciato un bilancio inquietante sugli effetti della contaminazione da Pfas nella regione. I dati emersi dalla pubblicazione scientifica integrano e sostanziano le denunce del movimento: lo studio epidemiologico attribuisce alla contaminazione da Pfas migliaia di morti in Veneto causate da patologie tumorali direttamente correlate all’esposizione prolungata a queste molecole tossiche; impatto sulle giovani generazioni: il dato più allarmante evidenziato dalla ricerca medica riguarda l’incidenza dei decessi, che ha colpito in modo sproporzionato e drammatico soprattutto i soggetti giovani, la fascia di popolazione teoricamente meno esposta a fattori di rischio cumulativi; il peso delle omissioni passate: la pubblicazione scientifica mette in luce come questa strage silenziosa sconti direttamente le pesanti “mancanze di indagine e controllo regionali degli anni scorsi”, evidenziando un nesso di causa-effetto tra i ritardi della sorveglianza istituzionale e l’aggravarsi del quadro clinico della popolazione esposta. La conclamata pericolosità di queste sostanze per la salute e i danni che continuano a emergere a livello regionale sono estremamente preoccupanti e configurano una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria. I sindaci, in qualità di massime autorità sanitarie locali sul territorio, hanno la forza giuridica e morale di farsi scudo per i propri cittadini e non possono limitarsi a recepire passivamente le rassicurazioni degli enti centrali”.
“Il movimento continuerà a incalzare sia le amministrazioni comunali sia i vertici di palazzo Balbi affinché il diritto fondamentale alla salute, solennemente tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, non venga subordinato a logiche di convenienza politica, pretendendo l’azzeramento dei limiti di Pfas nelle acque, bonifiche repentine dei siti contaminati e l’estensione degli screening ematici a tutta la popolazione a rischio”, conclude Szumski.




