PFAS e PFBA nella catena alimentare, chiesta trasparenza sui dati

30 Luglio 2026
(Arv) Venezia, 30 Luglio 2026

“Abbiamo depositato un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale per chiedere la massima trasparenza sui dati relativi alla contaminazione da PFAS e PFBA nella catena agroalimentare del Veneto, sollecitando un sistema di monitoraggio permanente che tuteli fino in fondo le nostre produzioni agricole e la salute dei cittadini.

I dati emersi dal recente rapporto tra Regione e Istituto Superiore di Sanità sulle filiere di origine animale hanno confermato come la contaminazione delle acque di abbeveraggio da pozzi non filtrati si rifletta direttamente sugli alimenti, con il superamento dei limiti di legge in diverse aziende del territorio. Tuttavia, riteniamo che la sorveglianza sia ancora parziale: dal pannello delle sostanze ricercate negli alimenti di origine animale risulta infatti escluso il PFBA, una molecola a catena corta ampiamente presente nel Vicentino anche in relazione ai siti di deposito di terre e rocce da scavo. Una lacuna che va colmata al più presto, specialmente alla luce degli studi condotti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sui potenziali effetti negativi di queste sostanze emergenti sul neurosviluppo”. Con queste parole il gruppo consiliare di Resistere Veneto, a palazzo Ferro-Fini con il capogruppo Riccardo Szumski e Davide Lovat.

“Con la nostra iniziativa – argomentano i consiglieri – chiediamo alla Giunta di rendere noti i risultati analitici completi del Piano di sorveglianza sui prodotti vegetali, specificando quali colture e quali Comuni siano stati analizzati e se il PFBA sia stato inserito nei controlli. Chiediamo, inoltre, se siano state eseguite verifiche incrociate su suoli, foraggi, mangimi e acque di irrigazione, per tracciare con esattezza il trasferimento delle sostanze lungo la filiera suolo-acqua-alimento. Di fronte a un’emergenza di questa portata, la semplice verifica del rispetto dei limiti non basta: la Regione deve pubblicare tutti i dati disaggregati per matrice e territorio e attivare un vero modello di prevenzione ‘One Health’ che integri ambiente, salute animale, sicurezza alimentare e tutela dei consumatori”, concludono i consiglieri.

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