CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DODICESIMA LEGISLATURA
Mozione n.142
SALVAGUARDIA DEI PUNTI NASCITA DI ADRIA (RO), PORTOGRUARO (VE), VALDAGNO (VI) E CASTELFRANCO VENETO (TV) E TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE NELLE AREE PERIFERICHE E DI CONFINE DELLA REGIONE DEL VENETO
presentata il 7 luglio 2026 dai consiglieri Szumski e Lovat
Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
– la Giunta regionale ha annunciato la chiusura dei punti nascita degli ospedali di Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco Veneto in quanto non raggiungono la soglia dei cinquecento parti annui prevista dalla normativa nazionale;
– tale parametro deriva dalla normativa statale e dagli accordi tra Stato e regioni, ma gli stessi prevedono la possibilità di valutare specifiche deroghe motivate in presenza di particolari condizioni territoriali, geografiche, orografiche o di difficile accessibilità;
– nel 2025 i parti registrati sono stati 227 ad Adria (RO), 343 a Portogruaro (VE), 242 a Valdagno (VI) e 297 a Castelfranco Veneto (TV);
CONSIDERATO CHE:
– il Veneto sta attraversando una gravissima crisi demografica che impone politiche capaci di sostenere concretamente maternità e natalità, evitando ulteriori segnali di arretramento dei servizi essenziali;
– la soppressione di un punto nascita rappresenta un forte elemento di impoverimento sanitario e sociale del territorio e costituisce spesso il primo passo verso un progressivo depotenziamento dell’intero presidio ospedaliero;
– la chiusura dei reparti costringerebbe molte gestanti ad affrontare tempi di percorrenza significativamente più lunghi, con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza e sull’accessibilità delle cure;
– il presidio di Valdagno serve una vasta area pedemontana e montana caratterizzata da collegamenti complessi;
– gli ospedali di Adria e Portogruaro insistono su territori di confine, caratterizzati da peculiari esigenze organizzative, da una mobilità sanitaria particolarmente elevata e dalla necessità di garantire un presidio sanitario stabile a comunità che rischiano altrimenti un progressivo spostamento dell’utenza verso le regioni confinanti;
– la semplice applicazione di criteri numerici rischia di compromettere il principio di equità territoriale nell’accesso ai servizi sanitari;
RILEVATO CHE:
– la Regione del Veneto dispone di strumenti di programmazione e finanziamento che possono concorrere al mantenimento dei servizi nelle aree maggiormente svantaggiate, anche attraverso la destinazione di risorse regionali dedicate e l’utilizzo delle opportunità offerte dalla programmazione europea e nazionale, quali il Fondo per lo sviluppo e la coesione, i programmi della politica di coesione e gli strumenti destinati alle aree interne, nei limiti consentiti dalla normativa vigente;
– qualora l’ostacolo fosse rappresentato esclusivamente dalla sostenibilità economica del servizio, appare doveroso valutare prioritariamente l’attivazione di tali strumenti prima di procedere alla soppressione definitiva dei punti nascita;
RICORDATO CHE:
– la tutela dei territori periferici costituisce uno dei principi fondamentali di una azione politica amministrativa orientata alla difesa delle comunità locali, alla valorizzazione dell’autonomia dei territori e al contrasto della progressiva centralizzazione dei servizi pubblici;
– non può esistere una reale autonomia regionale se le decisioni continuano a tradursi nell’applicazione passiva di criteri uniformi che penalizzano le realtà periferiche;
impegna la Giunta regionale
1) ad attivarsi immediatamente presso il Governo e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome affinché siano richieste tutte le deroghe consentite dalla normativa nazionale per garantire la permanenza dei punti nascita di Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco Veneto;
2) a sospendere ogni decisione definitiva di chiusura fino alla conclusione del confronto istituzionale con il Ministero della salute ed a riferire di conseguenza al Consiglio regionale sugli esiti delle interlocuzioni e sulle iniziative adottate per garantire il mantenimento dei punti nascita interessati;
3) a predisporre un piano straordinario di rafforzamento dei presidi ospedalieri interessati, assicurando personale, sicurezza clinica e continuità assistenziale;
4) a destinare, ove necessario, risorse regionali aggiuntive e a verificare la possibilità di utilizzare gli strumenti della programmazione europea e nazionale, compresi il Fondo per lo sviluppo e la coesione e gli altri fondi destinati alla coesione territoriale e alle aree interne, per sostenere i servizi sanitari nei territori maggiormente penalizzati;
Riccardo Szumski





