09 febbraio 2026
(Arv) Venezia, 9 febbraio 2026
“In occasione della Giornata del Ricordo del 10 febbraio, esprimo la mia partecipazione alla commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, sottolineando il significato profondo che questa ricorrenza assume per la storia e l’identità veneta. Ricordiamo con rispetto e commozione, le sofferenze patite da migliaia di persone dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, colpite da una tragica stagione di violenza e pulizia etnica nel secondo dopoguerra. È una ferita che appartiene anche alla storia italiana, per i 25 anni in cui l’Istria ha fatto parte del defunto Regno d’Italia, ma che per il Veneto ha anche un valore particolare, perché intrecciata a un percorso storico molto più lungo”. Sono le parole del consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto), che puntualizza: “E’ una ‘Giornata del Ricordo lungo’, che affonda le radici nella storia millenaria dei rapporti tra Venezia e l’altra sponda dell’Adriatico”.
“Il legame tra il Veneto e l’Istria, infatti, – ricorda il consigliere -, non nasce nel’900, ma affonda le radici nei millenni. La suddivisione amministrativa dei territori dell’Impero Romano del 7 d.C. istituì infatti la X Regio Venetia et Histria riconoscendo la continuità culturale e geografica tra il ‘Venetorum angulus’, ovvero la nazione veneta, e la regione istriana, e tale organizzazione perdurò per i seguenti cinque secoli fino al crollo del mondo antico; ma quel legame politico di natura spontanea si ricreò oltre mille anni fa quando, nel 1002 il Doge Pietro II Orseolo, figura di grande rilievo della storia veneziana, unì stabilmente alla Repubblica Serenissima le terre dell’Istria e della Dalmazia, ricevendone il riconoscimento de iure dall’Imperatore Enrico II e de facto anche dal Basileo della Corte bizantina di Costantinopoli. Da allora si sviluppò una lunga vicenda comune di civiltà, diritto, commerci e cultura, che ha segnato profondamente entrambe le rive dell’Adriatico. La tragedia del secondo dopoguerra rappresentò una drammatica cesura di questo lungo percorso storico comune, ma non ne cancellò la memoria”.
“Oggi nella comune appartenenza all’Unione Europea e nella ritrovata continuità territoriale, seppure nell’odierna suddivisione fra Italia, Slovenia e Croazia, esiste la possibilità di ricostruire relazioni fondate sul rispetto delle identità, della Storia e delle comunità locali. L’Europa deve crescere come Europa dei Popoli, capace di valorizzare le radici culturali e i legami storici, non di appiattirli. Ricordare – evidenzia il consigliere – significa anche questo: custodire la verità del passato per costruire un futuro di convivenza, nella dignità e nella pace, adeguando le istituzioni alle mutate condizioni della Storia, affermando l’assoluta dignità di ogni persona in modo superiore all’adesione a qualsiasi ideologia materialista del passato e del presente che, squalificando e relativizzando tale assolutezza, porta nel mondo solo povertà, morte, distruzione e divisione. Sia la Giornata del Ricordo un’occasione per ribadire in modo solenne il ‘mai più’, ai sistemi totalitari e a tutte le ideologie mortifere del Novecento”, conclude Lovat.





