01 Giugno 2026
(Arv) Venezia, 01 Giugno 2026
“Leggo un sondaggio sulla nuova Costituzione e, per quello che oggi come oggi possono valere i sondaggi, prendo atto con soddisfazione che quasi la metà degli italiani vorrebbe un’Assemblea Costituente per riscrivere il patto fondativo della Repubblica. E’ quando andiamo chiedendo da anni e che per l’80° anniversario del referendum del 2 giugno 1946 potrebbe portare a cogliere l’occasione non soltanto per celebrare una delle date fondative della Repubblica Italiana, ma anche per riflettere sulla capacità delle nostre istituzioni di affrontare le sfide del presente”. Con queste parole il consigliere regionale Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) che aggiunge: “Il Consiglio regionale del Veneto può farsi avanguardia nella richiesta di una fase Costituente per rivitalizzare le comunità e ridare lo scettro ai cittadini di domani. L’anniversario del 2 giugno, dunque, non dovrebbe essere soltanto una celebrazione della memoria. Dovrebbe diventare un’occasione per interrogarsi sul futuro.
I Costituenti del 1946 seppero costruire istituzioni adeguate alle esigenze della loro epoca. Rendere omaggio al loro insegnamento significa oggi avere il coraggio di riconoscere che il mondo è cambiato e che anche lo Stato deve evolversi per continuare a servire efficacemente la democrazia”.
“Non si tratta di scardinare i principi fondamentali condivisi – evidenzia Lovat – che conservano ancora oggi una straordinaria attualità: la centralità della persona, la tutela delle libertà, il principio democratico, la solidarietà e il riconoscimento delle autonomie locali restano pilastri irrinunciabili della convivenza nazionale. Si tratterebbe, piuttosto, di ridisegnare la Seconda Parte della Costituzione, dedicata all’organizzazione dello Stato perché le istituzioni concepite dai Costituenti erano figlie del loro tempo. L’Italia del dopoguerra era un Paese profondamente diverso da quello odierno. Il problema da risolvere non riguarda i principi della democrazia rappresentativa, ma gli strumenti attraverso i quali essa viene esercitata. Oggi siamo di fronte a un’eccessiva burocratizzazione, un groviglio di enti e di leggi e decreti, sovrapposizione delle competenze, lentezza dei processi decisionali, scontri persino tra poteri dello Stato e una sempre crescente distanza tra cittadini e centri di governo che hanno alimentato una crisi di fiducia che rischia di favorire soluzioni tecnocratiche proprio nel momento in cui sarebbe invece necessario rafforzare la partecipazione democratica”.
“Per tante ragioni appare maturo il tempo di una nuova stagione costituente; non per sostituire i principi della Repubblica, ma per aggiornarne gli strumenti di funzionamento. La direzione più coerente sembra essere quella di una profonda riforma federale dello Stato. L’Italia possiede già nella propria Costituzione importanti riferimenti al principio autonomistico, ma essi sono rimasti incompiuti. L’esperienza di Paesi come la Svizzera, gli Stati Uniti o la Germania dimostra che un autentico sistema federale può garantire insieme unità nazionale, efficienza amministrativa e partecipazione democratica. Un federalismo moderno dovrebbe prevedere una più chiara distribuzione delle competenze legislative e amministrative, accompagnata da una reale responsabilizzazione fiscale dei territori. Senza autonomia fiscale, infatti, qualsiasi decentramento rischia di ridursi a una semplice delega burocratica. Accanto a questi temi, e non ultimo, emerge una questione che nel 1948 non poteva essere affrontata: il rapporto tra la Repubblica Italiana e l’Unione Europea. L’integrazione europea si è sviluppata attraverso adattamenti giuridici e interpretazioni costituzionali che hanno consentito l’inserimento dell’Italia nel progetto comunitario. Tuttavia, la Costituzione non contiene una disciplina organica dei rapporti tra la sovranità democratica nazionale e il sistema decisionale dell’Unione Europea. Questo limite è diventato sempre più evidente con l’ampliarsi delle competenze esercitate dalle istituzioni europee, alimentando la percezione di una crescente distanza tra cittadini e luoghi effettivi delle decisioni politiche. Il cosiddetto ‘deficit democratico’ europeo – commenta Lovat – non può essere affrontato soltanto a Bruxelles: richiede anche una chiara regolamentazione costituzionale negli ordinamenti nazionali. Ottant’anni dopo, l’Italia non ha bisogno di rinnegare la propria Costituzione: ha bisogno di completarne il cammino”, conclude Lovat.




