17 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 17 Settembre 2026
“Quello che è emerso oggi in Commissione è ancora una volta la frustrazione degli amministratori locali, che si trovano ad affrontare progetti di dimensioni enormi con la sensazione che le decisioni fondamentali siano già state assunte altrove e che gli spazi per intervenire siano estremamente ridotti”. Lo dichiarano i consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, al termine dell’audizione del Sindaco e dell’Amministrazione comunale di Bolzano Vicentino sul progetto di maxi impianto fotovoltaico industriale previsto nel territorio comunale e nelle aree limitrofe.
“Gli amministratori di Bolzano Vicentino – sottolinea Lovat – hanno rappresentato con chiarezza la situazione e quella che è ormai una frustrazione ricorrente di molti sindaci. È anche un problema di deficit democratico nel rapporto tra Unione europea, Stato, Regioni e territori: quando una comunità si trova davanti a una trasformazione radicale del proprio territorio e il Comune ha margini molto limitati per incidere, dobbiamo interrogarci seriamente sul funzionamento di questo sistema”.
“A Bolzano Vicentino – evidenzia Szumski – parliamo, secondo quanto illustrato, di una fascia di campagna di circa quattro km di lunghezza e 300 mt di larghezza. Non è un intervento marginale: è una trasformazione che coinvolge agricoltura, paesaggio e territorio. Noi questo problema lo abbiamo sollevato in tempi non sospetti, con una proposta di legge in senso restrittivo sui maxi impianti agrifotovoltaici e intervenendo anche in Aula durante la discussione sul progetto di legge relativo alla pianura veneta. Siamo e resteremo al fianco dei sindaci, oggi in particolare del Comune di Bolzano Vicentino”.
“C’è inoltre un altro aspetto che merita attenzione – aggiungono i consiglieri –: in molte di queste operazioni entrano fondi e investitori esteri, che operano attraverso società locali costituite appositamente per realizzare il singolo progetto. È una dinamica che impone di interrogarsi non soltanto sulla dimensione energetica dell’investimento, ma anche su chi assume realmente le decisioni, chi beneficia dell’operazione e quali garanzie rimangono ai territori per un arco temporale che può arrivare a diversi decenni. Siamo davanti a un’onda che rischia di travolgere territori, amministrazioni comunali, cittadini, agricoltura e paesaggio. Non siamo contro le energie rinnovabili, ma contro l’idea che la transizione energetica debba tradursi automaticamente nella trasformazione delle nostre campagne in aree industriali”.



