Agrifotovoltaico a Bolzano Vicentino: la Giunta non può fermarsi all’assenza di autorizzazione

1 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 1 Settembre 2026

“Esprimiamo la nostra insoddisfazione per la risposta arrivata dalla Giunta regionale, perché riteniamo che affronti la questione in modo meramente formale e non sostanziale. Ci viene detto che in Regione non è stata presentata alcuna richiesta di autorizzazione relativa all’impianto agrifotovoltaico di Bolzano Vicentino. Ma questa risposta elude il punto centrale della nostra interrogazione: come può la Regione non occuparsi di una procedura pubblicamente annunciata, che riguarda circa 80 ettari di terreni agricoli dell’IPAB di Vicenza e prevede la concessione per decenni di un diritto di superficie a un soggetto multinazionale? La procedura e il progetto sono stati riportati da numerosi organi di informazione locale e la stessa Regione è chiamata dalla legge a esercitare le proprie competenze sul patrimonio delle IPAB. Non si può confondere l’assenza, allo stato attuale, di una pratica autorizzativa con l’assenza del problema”. Con queste parole i consiglieri regionali di Resistere Veneto,  Riccardo Szumski e Davide Lovat che aggiungono: “La concessione di un diritto reale di superficie pluridecennale non è una semplice locazione: determina una significativa compressione della disponibilità patrimoniale e funzionale di un bene pubblico per un periodo lunghissimo. È esattamente questo il profilo sul quale chiedevamo alla Giunta una valutazione.

Riteniamo inoltre riduttivo che la sorveglianza regionale sul patrimonio delle IPAB possa concentrarsi essenzialmente sugli atti di vendita. Un bene pubblico può essere sottratto alla sua disponibilità funzionale anche senza essere venduto, attraverso concessioni, diritti di superficie, locazioni di lunga durata o altri diritti reali. Se per decenni un terreno agricolo pubblico viene vincolato a una determinata destinazione, il problema patrimoniale e di interesse pubblico rimane, anche se formalmente la proprietà non cambia”.

“E c’è un’altra questione – proseguono i consiglieri – che non possiamo ignorare: assistiamo sempre più frequentemente all’ingresso di grandi gruppi multinazionali, spesso attraverso società italiane, società veicolo e ulteriori articolazioni societarie. Non vogliamo criminalizzare gli investimenti esteri, ma pretendiamo trasparenza sulla reale titolarità, sui beneficiari economici, sulla durata dei diritti concessi e sulle garanzie per il patrimonio pubblico.

Non vogliamo ritrovarci davanti alle solite ‘scatole cinesi’, nelle quali diventa difficile capire chi sia realmente il soggetto che entra in possesso, anche solo per decenni, di un bene strategico.

‘No sta vardar el deo e perdar la luna’: non bisogna fermarsi al dito e perdere di vista la luna. Qui il punto non è soltanto se oggi ci sia o non ci sia una pratica sulla scrivania della Regione: il punto è se la Regione intenda vigilare per tempo sulla trasformazione e sulla disponibilità futura di un patrimonio pubblico e agricolo di questa portata.

Per questo continueremo a chiedere che la Regione eserciti fino in fondo le proprie competenze, senza aspettare semplicemente che il progetto arrivi sulla propria scrivania quando ormai le decisioni fondamentali saranno già state assunte”, concludono Szumski e Lovat.

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