4 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 4 Settembre 2026
“Abbiamo presentato una Mozione che chiede alla Giunta regionale di farsi promotrice presso il Governo affinché si solleciti la Commissione europea a introdurre un’indicazione uniforme, oggettiva e non discriminatoria. Nelle more di una disciplina comunitaria, chiediamo di valutare un sistema nazionale volontario di tracciabilità.”
Lo rendono noto i consiglieri regionali di Resistere Veneto Riccardo Szumski e Davide Lovat.
“Il Veneto garantisca un rigido e completo tracciamento dei dati sanitari degli allevamenti interessati dai piani vaccinali – sottolineano i consiglieri regionali – La politica e le istituzioni hanno il dovere di coniugare la tutela della salute animale con il diritto inalienabile dei cittadini a sapere sempre cosa portano in tavola. Il Regolamento (Ue) 1169/2011 fissa il principio cardine secondo cui il consumatore deve ricevere informazioni adeguate per fare acquisti consapevoli. Inoltre, anche a livello parlamentare nazionale, con recenti atti di sindacato ispettivo indirizzati al Ministero della Salute, è stata formalmente sollevata l’esigenza di un’etichettatura chiara per gli allevamenti coinvolti nella vaccinazione aviaria.”
“Il diritto del cittadino a effettuare scelte alimentari consapevoli deve essere sempre garantito e tutelato attraverso un’informazione chiara, neutrale e scientificamente corretta – aggiungono Szumski e Lovat – Con l’avvio del piano pilota nazionale di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità per tacchini e galline ovaiole, occorre assicurare la totale trasparenza lungo l’intera filiera agroalimentare, consentendo al consumatore di sapere se le uova o la carne che acquista provengano o meno da animali sottoposti a vaccinazione.”
“Chiariamo, inoltre, un punto fondamentale per evitare strumentalizzazioni: la vaccinazione degli animali non determina in alcun modo l’insalubrità o la pericolosità delle carni o delle uova, e questa iniziativa non nasce affatto per alimentare ingiustificati allarmismi – fanno chiarezza Riccardo Szumki e Davide Lovat – Tutt’altro. Trattandosi di una misura di sanità animale programmata ed eseguita dalle autorità pubbliche e non di una scelta discrezionale del singolo allevatore, riteniamo doveroso che l’acquirente sia messo nelle condizioni di conoscere la provenienza del prodotto. La trasparenza non è nemica dei produttori, ma è la forma più alta di tutela sia per la filiera che per il cittadino.”




