Autonomia, montagna veneta e Comuni di confine chiedono risposte concrete

24 Giugno 2026
(Arv) Venezia, 24 Giugno 2026

“Per la montagna veneta e i comuni di confine servono azioni concrete. La Legge Calderoli sull’autonomia è una ciofeca. Nel corso dei lavori della Prima commissione consiliare abbiamo affrontato due questioni che riguardano direttamente il futuro di interi territori del Veneto e che non possono più essere liquidate con dichiarazioni di principio o interventi simbolici”. Sono le parole dei consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto) che spiegano: “Per quanto riguarda i comuni montani, abbiamo espresso forte preoccupazione per la ripartizione delle risorse previste dalla legge regionale n. 30 del 2007 a favore delle aree svantaggiate di montagna. I 250mila euro stanziati per il 2025 rappresentano una cifra del tutto insufficiente rispetto ai bisogni reali dei territori interessati. Negli anni, sotto le amministrazioni regionali guidate da Zaia, queste risorse si sono progressivamente ridotte, arrivando ai 150mila euro dello scorso anno e ai 250mila euro attuali. Si tratta di importi che rischiano di trasformare una politica di sostegno in una mera elargizione simbolica. Se davvero si ritiene prioritario contrastare lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e l’abbandono delle aree montane, allora occorre accompagnare le parole con adeguate risorse economiche. Non basta continuare a parlare di valorizzazione della montagna: servono investimenti concreti e strutturali”.

“Analoga preoccupazione – proseguono i consiglieri – emerge dalla situazione dei comuni del Portogruarese confinanti con il Friuli-Venezia Giulia. L’audizione dei sindaci in Commissione ha confermato ancora una volta il forte divario competitivo esistente tra i territori veneti e quelli della vicina regione a statuto speciale. Dopo ottant’anni di autonomia speciale, i vantaggi in termini di risorse, incentivi e agevolazioni di cui beneficia il Friuli-Venezia Giulia hanno prodotto una situazione di evidente squilibrio che non è più accettabile. Per questo abbiamo chiesto che, una volta approvato il rendiconto regionale, la legge a sostegno dei comuni di confine venga immediatamente rifinanziata, passando dagli attuali 180mila euro a uno stanziamento di almeno 4 milioni di euro, così da consentire la realizzazione di politiche strategiche di area vasta e interventi realmente incisivi. Ulteriori rinvii e ulteriori discussioni prive di risultati concreti rischiano soltanto di alimentare il malcontento delle comunità locali e di favorire la nascita di iniziative che, per ragioni esclusivamente economiche e infrastrutturali, potrebbero guardare al passaggio al Friuli-Venezia Giulia come soluzione ai propri problemi”.

“Rivolgiamo quindi un appello alla Giunta regionale e al presidente della Prima commissione, Andrea Tomaello – proseguono i due consiglieri – affinché si intervenga senza ulteriori indugi. Siamo pronti a sostenere ogni iniziativa istituzionale utile a tutelare questi territori, anche attraverso forme di forte pressione nei confronti dello Stato qualora non dovessero arrivare risposte concrete. Infine, per quanto riguarda l’autonomia differenziata, continuiamo a ritenere che il progetto attualmente delineato non sia in grado di risolvere le criticità dei territori di confine e delle aree montane del Veneto. Le comunità locali hanno bisogno di risorse, strumenti e risposte immediate, non di promesse future. La Legge Calderoli si è rivelata una vera e propria “ciofeca”.”

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