Case di comunità pronte, ma mancano i cittadini

01 Luglio 2026
(Arv) Venezia, 01 Luglio 2026

“Una struttura sanitaria può essere perfettamente organizzata, ma se le persone non sanno che esiste, quali servizi offre, come vi si accede, quali sono gli orari, i recapiti e le modalità di presa in carico, rischia di rimanere una scatola vuota. La comunicazione non è un dettaglio accessorio: è parte integrante dell’organizzazione del servizio sanitario”. Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che spiega: “Dalla seduta della Quinta commissione emerge un quadro paradossale: la Regione ci dice che le Case della comunità sono sostanzialmente pronte, con servizi organizzati, personale medico e infermieristico individuato e un modello operativo definito. Se davvero è così, allora manca il tassello fondamentale: i cittadini. O meglio, manca l’informazione ai cittadini. Ho avuto la sensazione che tutto questo passaggio sia stato affrontato con una certa improvvisazione. Si è investito nella realizzazione delle strutture e nella definizione degli assetti organizzativi, ma si è completamente trascurato il rapporto con il cittadino, che dovrebbe invece essere il primo destinatario della riforma. È difficile parlare di piena operatività quando manca ancora un piano di comunicazione capillare sul territorio. Le Case della comunità rappresentano uno degli elementi cardine della nuova sanità territoriale prevista dal Pnrr. Proprio per questo avrebbero richiesto una programmazione completa fin dall’inizio, comprensiva anche di una campagna informativa rivolta ai cittadini, ai sindaci, ai medici di medicina generale e alle associazioni del territorio. Invece ci troviamo di fronte a strutture che, almeno sulla carta, sono pronte, ma che molti cittadini nemmeno sanno come utilizzare”.

“La Regione colmi rapidamente questa lacuna: ogni Casa della Comunità dovrebbe essere accompagnata da un’informazione chiara e facilmente accessibile sui servizi disponibili, sugli orari, sui professionisti presenti e sulle modalità di accesso. Altrimenti si rischia che un investimento pubblico di centinaia di milioni di euro non produca fin da subito i benefici attesi semplicemente perché nessuno ha spiegato ai cittadini come usufruirne”, conclude Szumski

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