Cure palliative: non confondere il ruolo dei caregiver con la medicina palliativa

25 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 25 Settembre 2026

Leggo gli obiettivi proclamati in merito alla copertura delle cure palliative in Veneto, ma da medico e prima ancora da amministratore che vive e opera ogni giorno sul territorio, devo richiamare tutti a una dose di crudo realismo: al di là delle statistiche e delle proiezioni di bilancio, le cure palliative nella nostra regione continuano ad essere del tutto insufficienti, sia in termini quantitativi che talvolta qualitativi”. Così il consigliere regionale di Resistere Veneto, Riccardo Szumski, che spiega: “I dati presentati raccontano di posti letto ancora lontani dai fabbisogni realmente programmati e di centinaia di minori che necessiterebbero di cure dedicate e non riescono ad accedervi adeguatamente. Ma quello che i report ufficiali non dicono è la disperazione quotidiana delle famiglie con malati terminali o in fase avanzata che si scontrano con ritardi nell’attivazione dei servizi, carenza di personale medico specializzato e presidi di terapia del dolore che spesso arrivano tardi o a macchia di leopardo. Riscontro continuamente nei nostri comuni situazioni in cui i familiari sono lasciati soli ad affrontare momenti di indicibile sofferenza umana e sanitaria. Noto con molta preoccupazione la tendenza a mescolare o sovrapporre il tema del sostegno ai caregiver familiari con la necessità di potenziare le cure palliative. Bisogna essere estremamente chiari: il caregiver familiare e le cure palliative sono due realtà ben distinte che non vanno affatto confuse. Le cure palliative rappresentano una branca medica e sanitaria specialistica, fatta di competenze cliniche, gestione del dolore, supporto psicologico qualificatissimo e interventi medico-infermieristici di altissimo livello. Il caregiver è un familiare che dona amore, presenza e assistenza affettiva. Sono due dimensioni che al massimo si possono e si devono integrare strada facendo, ma una non potrà mai sostituire o fare le veci dell’altra”.

“Valorizzare l’affetto di chi assiste un proprio caro è doveroso – conclude Szumski – ma non deve diventare l’alibi della Sanità regionale per delegare compiti squisitamente medici al volontariato familiare o per mascherare i buchi della rete pubblica di assistenza. I cittadini non chiedono slogan sull’obiettivo 2028 o soluzioni di ripiego: chiedono medici, infermieri e strutture d’eccellenza operative oggi stesso sui territori, affinché a ogni malato sia garantita una reale dignità nel momento del dolore”.

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