08 Giugno 2026
(Arv) Venezia, 08 Giugno 2026
“Quello che oggi ha ribadito il Papa, in Spagna, è qualcosa che un politico che si dichiari cattolico non può che condividere, mentre chi sostiene il suicidio assistito si dichiara ufficialmente e apertamente non cattolico. In Consiglio regionale ci sono consiglieri eletti in partiti che cercano il consenso dei cattolici, ma che si dichiarano favorevoli al suicidio assistito. A me pare che questa contraddizione abbia a che fare con la propria coscienza e pertanto invito i miei colleghi a un esame di chiarezza”. Sono le parole del consigliere regionale Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) che spiega: “Sul tema del “fine vita” l’incongruenza è inaccettabile e chi dichiara una cosa, ma fa l’esatto contrario, dovrebbe fare outing del proprio “ateismo pratico”, se non altro per non prendere in giro gli elettori cattolici che, proprio perché lo Stato è laico, hanno pieno titolo di esprimere in pienezza le loro convinzioni, come insegna l’articolo 19 della Costituzione. Sono certo che, con Papa Leone, anche i nostri vescovi, guide indispensabili per la difesa della dignità umana, sono contro la “cultura dello scarto” e auspico che la loro voce non venga silenziata”.
“Per i cattolici – sottolinea Lovat – la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà, perché ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona”.
“La Regione del Veneto, promuovendo il “fine vita” e la cultura dello scarto, perderebbe la propria grandezza morale, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”, conclude Lovat.




