Punti nascita, critica: “Non chiude la demografia, chiude la politica”

05 Giugno 2026
(Arv) Venezia, 05 Giugno 2026

“La chiusura dei punti nascita sotto la soglia dei 500 parti annui viene raccontata come un’inevitabile conseguenza di norme nazionali legate alla sicurezza e ai costi. È una spiegazione comoda, ma incompleta”. Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che spiega: “La realtà è che la chiusura dei punti nascita è il risultato di anni di sottofinanziamento della sanità pubblica, di continui tagli ai servizi territoriali e di scelte politiche che hanno privilegiato altre priorità. Si trovano risorse per il riarmo, per grandi eventi e per opere faraoniche il cui impatto economico continua a gravare sui bilanci pubblici, mentre ospedali e servizi essenziali vengono progressivamente ridimensionati. Pedemontana e Olimpiadi sono soltanto gli esempi più evidenti. Sarebbe però troppo facile attribuire ogni responsabilità a Roma. Anche il Veneto deve fare i conti con le proprie contraddizioni. Per anni il presidente Zaia ha costruito il proprio consenso sulla promessa di una maggiore autonomia per il Veneto. Oggi, dopo referendum, proclami e campagne mediatiche, i cittadini vedono chiudere servizi essenziali e allontanarsi i presìdi sanitari dai territori. La legge del ministro Calderoli avrebbe dovuto rappresentare una svolta storica. Rischia invece di trasformarsi in una beffa: un’autonomia senza adeguate risorse e senza reali poteri è poco più di una delega amministrativa, certamente non l’autogoverno che i veneti si aspettavano”.

“La vicenda dei punti nascita – puntualizza il consigliere – dimostra che il problema non è soltanto economico. È politico. Quando le decisioni vengono prese secondo logiche centralistiche, i territori periferici sono sempre i primi a pagare il prezzo delle scelte. Per questo continuiamo a sostenere che l’alternativa non sia tra questo o quel partito nazionale. Non tra meloniani oggi, vannacciani domani, e nemmeno tra le varie declinazioni di una sinistra che sul centralismo statale non ha mai espresso una reale discontinuità. Il problema è un sistema politico che continua a considerare i territori come semplici articolazioni amministrative di uno Stato sempre più accentratore”.

“La vera alternativa è la creazione di una forte rappresentanza territoriale veneta, autonoma dai partiti nazionali e capace di difendere concretamente gli interessi delle nostre comunità di cui Szumski Resistere Veneto vuole essere una pietra fondante, aperto a quanti condividano la necessità di restituire al Veneto maggiore capacità di decidere del proprio futuro. È questa la sfida che lanciamo ai cittadini, agli amministratori locali e a tutte le realtà civiche che non si rassegnano a vedere il Veneto perdere servizi, risorse e capacità decisionale”, conclude Szumski.

LEGGI ANCHE GLI ALTRI ARTICOLI DI RESISTERE VENETO: