15 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 15 Settembre 2026
“La libertà politica e la rappresentanza democratica non possono essere subordinate agli interessi di bottega della classe politica di governo o di un sistema che intende blindare sé stesso contro l’ingresso di nuove energie civiche. Szumski Resistere Veneto ha dovuto raccogliere oltre 16.000 firme per poter competere nelle elezioni regionali del 2025, mentre tutti gli altri partiti si sono presentati senza sforzo”. Con queste parole i consiglieri regionali di Resistere Veneto, il capogruppo Riccardo Szumski e Davide Lovat.
“Da Roma viene, ora, la conferma di queste cattive prassi democratiche con la riforma elettorale attualmente all’esame del Parlamento, nella parte in cui quadruplica in maniera del tutto sproporzionata il numero di sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste da parte dei soggetti non ancora presenti in Parlamento. Se la proposta passa, costituirà un vulnus inaccettabile ai principi di uguaglianza, pluralismo e partecipazione sanciti dalla Carta costituzionale”, commentano i consiglieri.
“Ci troviamo di fronte a un vero e proprio sbarramento burocratico e preventivo, – evidenziano i consiglieri – una misura pensata al solo scopo di soffocare sul nascere l’agibilità politica di forze civiche, territoriali e di opposizione reale che intendano candidarsi all’esercizio del voto. Questo, poi, per lamentare il sempre più alto astensionismo che si registra a ogni elezione politica nazionale o regionale. Pretendere la raccolta di ben 450 mila firme su scala nazionale per poter competere in tutti i collegi di Camera e Senato significa erigere un muro insormontabile nei confronti dei cittadini, trasformando un diritto costituzionalmente garantito in un privilegio riservato esclusivamente ai partiti e ai loro apparati consolidati. Se proprio si vogliono le firme per la presentazione delle liste, allora valga la regola per tutti, o almeno si renda favorevole la procedura permettendo la raccolta firme in formato digitale e semplificando la procedura burocratica, oggi pesantissima, con soglie di sbarramento in linea con quelle di altri paesi democratici europei”.
“Siamo convinti che quando la tecnica legislativa viene piegata all’interesse contingente delle maggioranze di turno per limitare la concorrenza politica, le istituzioni perdono la propria autorevolezza e la fiducia del popolo. Le norme elettorali dovrebbero facilitare l’accesso alle competizioni elettorali e non ostacolare irragionevolmente, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Invece di incentivare l’affluenza alle urne e riavvicinare i cittadini alla gestione della cosa pubblica, si sceglie la strada della chiusura corporativa. Impegneremo il Consiglio regionale perché si apra la strada verso l’apertura di garanzie a tutti i cittadini di pari dignità e pari opportunità di accesso alla sfera pubblica. Difendere la libertà di partecipazione non significa fare concessioni tattiche, ma preservare l’essenza stessa della nostra Repubblica”, concludono Szumski e Lovat.



