Recupero crediti, risoluzione: “Rischi per difesa e giusto processo”

21 Aprile 2026
(Arv) Venezia, 21 Aprile 2026

“La normativa sul recupero crediti in Italia sta subendo una significativa svolta che – apparentemente – punta ad una maggiore velocizzazione delle procedure e la riduzione del carico giudiziario, ma nella realtà, l’avvocato del creditore finirebbe per assumere un ruolo preminente perfino a quello del Giudice.
Migliaia di famiglie venete o residenti in Veneto, potrebbero perdere la prima casa per debiti irrisori – teoricamente di cento euro – spesso anche non dovuti o magari non lecitamente pattuiti, soprattutto quelli di natura bancaria o finanziaria. Le novità principali del combinato disposto del DDL S. 755, del DDL 978/2023 e delle ipotesi di riforma degli artt. 656-bis e seguenti c.p.c. in materia di recupero crediti – senza il passaggio obbligatorio del giudice e l’obbligo di iscrizione in un albo della Banca d’Italia per i gestori di crediti – produrrebbe effetti sostanzialmente assimilabili al titolo esecutivo. L’eventuale attribuzione di funzioni para-decisorie al difensore di parte, quale soggetto privato nell’interesse esclusivo del creditore, potrebbe incidere sul tradizionale assetto di terzietà e imparzialità che caratterizza la formazione del titolo esecutivo nell’ordinamento italiano”. Lo rende noto il capogruppo di Resistere Veneto, Riccardo Szumski.

“Faccio notare – aggiunge il consigliere – che negli altri ordinamenti europei esistono strumenti di ingiunzione di pagamento e procedure monitorie semplificate, tuttavia tali sistemi mantengono un presidio dell’autorità giudiziaria nella fase di emissione del provvedimento o nella sua validazione e non risultano modelli generalizzati in cui un difensore di parte possa autonomamente emettere un atto direttamente idoneo a produrre effetti esecutivi in assenza di previo o contestuale controllo giurisdizionale. Sono modifiche di norme che andrebbero a colpire gli strati sociali più deboli, fragili e indifesi. In questa pseudo riforma del recupero crediti c’è una specie di ‘scudo penale’ che potrebbe spingere ancora di più i legali a tentare di riscuotere presunti crediti di dubbia origine, rischiando solo dal punto di vista civile o disciplinare”.

“Il Gruppo Szumski-Resistere Veneto ha presentato una risoluzione in Consiglio Regionale perché si rappresenti nelle sedi istituzionali competenti, presso il Parlamento e il Governo della Repubblica, la necessità di preservare il ruolo del controllo giurisdizionale quale elemento essenziale nella formazione del titolo esecutivo; l’esigenza che ogni intervento di riforma del recupero crediti, anche se finalizzato alla semplificazione e accelerazione dei procedimenti, mantenga piena effettività del diritto di difesa e del contraddittorio preventivo o contestuale; l’opportunità di una valutazione approfondita di compatibilità costituzionale e di diritto comparato delle soluzioni normative prospettate, anche alla luce degli ordinamenti europei di riferimento e la contrarietà a modelli che, anche solo tendenzialmente, possano configurare una ‘semi-privatizzazione’ della fase di accertamento del credito e della formazione del titolo esecutivo, con spostamento strutturale del controllo giurisdizionale in fase meramente successiva ed eventuale.
La risoluzione, infine, chiede che sia trasmesso al Governo, al Parlamento della Repubblica ed alle competenti Commissioni parlamentari permanenti in materia di giustizia della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, una richiesta formale di audizione – del sottoscritto e del consigliere Lovat – al fine di esporre in sede istituzionale le criticità sopra evidenziate e contribuire ad un confronto tecnico-parlamentare approfondito sui profili costituzionali e sistemici delle iniziative legislative richiamate”, conclude Szumski.

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