9 Settembre 2026
(Arv) Venezia, 9 Settembre 2026
“Secondo il rapporto presentato da Club Santé Italie e Fondazione PwC Italia, entro il 2050 la popolazione italiana con almeno 65 anni passerà dall’attuale 25,1% al 34,6%, mentre già oggi il 41,5% degli italiani convive con almeno una patologia cronica. In Veneto, alla stessa data, gli ultrasessantacinquenni, si stima, saranno oltre 1,6 milioni. Sono dati che devono farci riflettere profondamente sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale e sulle scelte che stiamo facendo anche a livello regionale. Se la popolazione invecchia e aumentano le cronicità, non possiamo continuare a pensare alla sanità come a una macchina che interviene quando la malattia è già esplosa. La vera sfida è costruire una sanità che previene, accompagna e prende in carico la persona lungo tutto il percorso della malattia”. Con queste parole il capogruppo di Resistere Veneto, Riccardo Szumski.
“Medici di medicina generale, servizi territoriali, assistenza domiciliare e prevenzione devono tornare ad essere il primo presidio del Servizio Sanitario. Non possiamo pensare che l’ospedale possa farsi carico di tutto, soprattutto in una società che avrà sempre più bisogno di assistenza continuativa e di prossimità. Sono favorevole – prosegue il consigliere – all’innovazione, alla telemedicina e all’intelligenza artificiale, ma dobbiamo evitare un equivoco: la tecnologia deve essere uno strumento al servizio del medico e del paziente, non un sostituto della relazione umana. Un anziano fragile non ha bisogno soltanto di un’applicazione sul telefono: ha bisogno di qualcuno che lo conosca, lo ascolti e si assuma la responsabilità della sua cura. Anche sulla collaborazione tra pubblico e privato bisogna essere molto chiari. Può essere utile quando porta competenze, ricerca e innovazione a beneficio dei cittadini. Ma non possiamo trasformare – commenta il consigliere – le difficoltà del sistema pubblico in un’occasione per privatizzare progressivamente la sanità. Il diritto alla salute non può dipendere dal reddito o dalla possibilità di acquistare privatamente una prestazione, come in alcuni casi saliti alla ribalta nazionale nella cronaca di questi giorni”.
“Se vogliamo affrontare seriamente l’invecchiamento della popolazione, dobbiamo investire prima di tutto nella prevenzione, nella medicina territoriale, nell’assistenza domiciliare e nella continuità assistenziale. E dobbiamo restituire dignità e autonomia ai professionisti sanitari, liberandoli da quella burocrazia che troppo spesso sottrae tempo alla cura. Il futuro della sanità non può essere semplicemente più tecnologia, più prestazioni e più spesa: deve essere più salute. E per ottenere più salute dobbiamo ricostruire un sistema di professionisti che sono persone capaci di prendersi cura delle persone, prima ancora che dei malati”, conclude Szumski.




