ULSS 9 Scaligera: la Regione verifichi costi e impatto dei tagli ai servizi

07 Ottobre 2026
(Arv) Venezia, 07 Settembre 2026

“A fronte della drastica contrazione dei servizi territoriali ed esternalizzati, quantificata in ben 491 ore settimanali complessive a partire dallo scorso 1’ ottobre, abbiamo depositato un’articolata interrogazione a risposta scritta, indirizzata alla Giunta regionale, per chiedere un’immediata e rigorosa verifica sui risparmi economici, sui reali fabbisogni dell’utenza e sulla tenuta dei servizi essenziali. Il piano di rimodulazione dell’Azienda veronese – denunciato dalle organizzazioni sindacali e dagli organi di stampa locale – colpisce direttamente presidi strategici di assistenza e contatto con il pubblico”. Lo annunciano i consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, che spiegano: “Il provvedimento prevede infatti l’azzeramento totale delle ore di back-office amministrativo nei quattro distretti sanitari dell’Ulss 9, il taglio del 10 per cento degli orari di apertura degli sportelli CUP e delle Casse, e una sensibile contrazione del monte ore destinato alle attività dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Se, da un lato, l’Azienda sanitaria giustifica la riorganizzazione parlando di ottimizzazione e di una fisiologica flessione dell’affluenza fisica dovuta all’introduzione del nuovo sistema CUP integrato con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e alla progressiva digitalizzazione dei servizi, dall’altro lato si aumentano così i rischi di un impoverimento dell’offerta sanitaria, in particolare per i cittadini più fragili. L’innovazione tecnologica e la spinta all’automazione amministrativa possono essere strumenti utili per efficientare la macchina pubblica, ma non devono mai trasformarsi in un pretesto per fare cassa tagliando i servizi sul territorio o scaricando disagi sugli utenti. Particolare preoccupazione desta la riduzione delle ore nell’Assistenza Domiciliare Integrata, un servizio fondamentale indirizzato a persone anziane, non autosufficienti o con patologie complesse. Ridurre il monte ore dell’ADI significa rischiare di allungare i tempi di presa in carico dei pazienti e sovraccaricare ulteriormente le famiglie o gli altri presidi sanitari”.

“Abbiamo chiesto alla Giunta regionale che faccia piena luce sui numeri e sugli impatti effettivi della manovra. Nello specifico – puntualizzano Szusmki e Lovat – si chiede di conoscere a quanto ammonti il risparmio economico conseguito con il taglio delle 491 ore e quali siano stati i dati analitici di affluenza posti alla base della decisione. Viene, inoltre, sollecitato un monitoraggio stringente a tre e sei mesi per valutare gli effetti del piano sui tempi di attesa agli sportelli, sulla gestione delle pratiche e sul volume di prestazioni ADI effettivamente erogate e di bloccare eventuali ulteriori contrazioni del monte ore e di avviare una ricognizione complessiva su scala regionale di tutti i servizi sanitari e amministrativi esternalizzati, al fine di verificare la corrispondenza tra costi sostenuti, ore affidate e qualità del servizio reso ai cittadini”.

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