14 Ottobre 2026
(Arv) Venezia, 14 Ottobre 2026
“Prendiamo atto delle dichiarazioni di soddisfazione di consiglieri regionali sullo stanziamento aggiuntivo di 200mila euro per il Veneto Orientale e sulla necessità di garantire risposte concrete ai comuni di un territorio che soffre la concorrenza delle aree confinanti con il Friuli-Venezia Giulia. Ma proprio perché condividiamo la necessità di sostenere queste comunità, è doveroso riportare il confronto sui numeri e sulle scelte concrete, senza confondere un piccolo stanziamento con una soluzione strutturale”. Sono le dichiarazioni dei consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, che ricordano: “Noi avevamo proposto di rendere immediatamente disponibili 5 milioni di euro per i comuni di confine. La Regione ne stanzia ora 200mila per il Veneto Orientale: appena il 4% della somma che avevamo chiesto. È certamente meglio che non stanziare nulla, ma qualcuno dovrebbe spiegare come si possa considerare questa cifra una risposta adeguata alle difficoltà dei territori e alle differenze di competitività con una Regione a statuto speciale come il Friuli-Venezia Giulia”.
“Evidenziamo, inoltre, un secondo problema – proseguono i consiglieri – che riguarda le modalità di assegnazione delle risorse. Non basta mettere a bilancio qualche risorsa: bisogna capire come arriverà ai Comuni e con quali tempi. Se i finanziamenti vengono assegnati attraverso progetti e procedure amministrative, si rischia di aggiungere ulteriori adempimenti burocratici a enti che spesso dispongono di organici ridotti e hanno già difficoltà a garantire i servizi ordinari. La nostra proposta puntava invece a rendere disponibili risorse certe e immediatamente utilizzabili, affinché fossero i comuni, sulla base delle proprie esigenze, a poter intervenire senza essere costretti ad affrontare nuovi percorsi amministrativi. Richiamiamo inoltre l’entità effettiva dei contributi assegnati ai singoli enti: quando gli importi destinati ai singoli comuni oscillano, sulla base dei dati disponibili, da circa 13mila euro a meno di 42mila euro, è difficile sostenere che si stia mettendo a disposizione uno strumento finanziario capace di incidere realmente sulla competitività territoriale. Parliamo di amministrazioni che devono confrontarsi con comuni oltre confine inseriti in una Regione a statuto speciale, che dispone di strumenti finanziari e capacità di intervento ben diversi. Pensare di contrastare la fuga dei comuni con contributi di questa entità significa non cogliere la dimensione del problema. Il punto politico è proprio questo: non si può invocare l’autonomia come obiettivo strategico e, contemporaneamente, considerare sufficienti interventi finanziari che restano marginali rispetto alle esigenze del territorio. L’autonomia non può diventare una parola d’ordine da ripetere nelle dichiarazioni stampa, mentre nell’immediato ai sindaci servono risorse concrete”.
“Se davvero vogliamo evitare che i comuni guardino al Friuli-Venezia Giulia come a un’alternativa più conveniente – concludono Szumski e Lovat – dobbiamo metterli nelle condizioni di garantire servizi, investimenti e opportunità ai propri cittadini. E per farlo occorrono finanziamenti adeguati, stabili e accessibili, non soltanto annunci e contributi frammentati. Ribadiamo quindi la nostra posizione: meno burocrazia, più risorse e disponibilità immediata dei fondi. I 5 milioni proposti non erano una provocazione, ma una scelta precisa per dare ai comuni uno strumento concreto. La differenza tra la nostra proposta e lo stanziamento approvato è evidente: il confronto non si misura sulla soddisfazione espressa nelle dichiarazioni, ma sulla capacità effettiva di rispondere ai bisogni delle comunità. I territori di confine meritano ben più di una misura simbolica”.




