Polesine e mega parchi agrivoltaici: valutare l’impatto complessivo sul territorio

Venezia, 13 Ottobre 2026
(Arv) Venezia, 13 Ottobre 2026

“Il Polesine rischia di trovarsi di fronte a una trasformazione profonda del proprio territorio agricolo, con progetti agrivoltaici di dimensioni sempre più rilevanti che interessano contemporaneamente diversi Comuni. La notizia dell’arrivo di altri due mega parchi impone una domanda: quale modello di sviluppo vogliamo per questa parte del Veneto? Così i consiglieri regionali di Szumski Resistere Veneto, con il capogruppo Riccardo Szumski e Davide Lovat.
“Non siamo contrari per principio alle energie rinnovabili, ma non possiamo accettare che la transizione energetica si traduca in una trasformazione indiscriminata della campagna veneta. L’agricoltura non è uno spazio vuoto sul quale collocare impianti industriali: è un’attività produttiva, una risorsa economica e una componente essenziale dell’identità del nostro territorio”, commentano i consiglieri.
“Quando si parla di impianti da decine o addirittura oltre cento megawatt, non è sufficiente esaminare ogni progetto come se fosse isolato dagli altri. Occorre considerare l’effetto cumulativo delle installazioni, delle opere di connessione alla rete elettrica, delle infrastrutture necessarie e della progressiva concentrazione di impianti nella stessa area geografica”, aggiungono i consiglieri.
“La domanda da porsi è semplice: quanta superficie agricola verrà effettivamente mantenuta produttiva? Quali colture saranno praticabili per tutta la durata dell’impianto? Quali saranno le ricadute sulle aziende agricole locali, sul paesaggio e sull’equilibrio del territorio? Non basta chiamare un impianto ‘agrivoltaico’ per garantire automaticamente che l’agricoltura rimanga la sua funzione principale. Si chiede che ogni progetto sia valutato con il massimo rigore, considerando le caratteristiche reali dei terreni, la qualità dei piani agronomici, la disponibilità della rete elettrica e gli effetti complessivi sul territorio. I Comuni interessati e le comunità locali devono poter conoscere i progetti, esprimere le proprie osservazioni e partecipare alle decisioni che cambieranno il loro ambiente di vita”, sottolineano i consiglieri.
“Il Veneto ha bisogno di energia, ma ha anche bisogno di tutela di una agricoltura con coltivazioni di qualità, in un paesaggio unico che chiede un’attenta difesa del suolo. Le due esigenze devono essere conciliate seriamente, non soltanto sulla carta. La transizione energetica non può diventare un’occasione per sacrificare il territorio a vantaggio di grandi investimenti, senza un’adeguata valutazione dei benefici e dei costi per le comunità locali. In particolare, il Polesine non può essere considerato soltanto un luogo nel quale produrre energia per altri. La Regione deve garantire che lo sviluppo delle rinnovabili sia compatibile con la vocazione agricola del territorio e con gli interessi dei cittadini che lo abitano”, concludono Szumski e Lovat.

LEGGI ANCHE GLI ALTRI ARTICOLI DI RESISTERE VENETO: